domenica 30.04.2017
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Banca dati della Corte Costituzionale

Gli ultimi aggiornamenti

La Banca dati del Contenzioso Costituzionale è stata aggiornata con le seguenti sentenze:

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 8 del 2017 - giurisdizione penale/qualifiche di polizia giudiziaria;
  • Corte Costituzionale, sentenza n. 14 del 19 gennaio 2017. Tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica.

 

Con la sentenza n. 8 del 2017 in materia di giurisdizione penale, la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale relativa all’art. 31, comma 4, della legge della Regione Basilicata 14 settembre 2015, n. 37 (Riforma Agenzia Regionale per l’Ambiente di Basilicata (A.R.P.A.B.)) nella parte in cui attribuisce al personale dell’ARPAB, nello svolgimento delle funzioni di vigilanza, «la qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria».

La Corte ha ritenuto la questione fondata ed ha dichiarato illegittima la disposizione impugnata in quanto lesiva dell’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost., il quale affida all’esclusiva competenza statale la materia «giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale» e riserva al solo legislatore statale l’attribuzione, ai sensi degli artt. 55 e 57, commi 1 e 2, del codice di procedura penale, delle qualifiche di polizia giudiziaria.

 

Con la sentenza n. 14 del 2017, la Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’intera legge della Regione Molise 26 marzo 2015, n. 3 (Disposizioni straordinarie per la garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza), per violazione degli artt. 117, terzo comma, e 120, secondo comma, Cost.

La legge impugnata detta disposizioni in materia di personale del Sistema sanitario regionale, a garanzia dei livelli essenziali di assistenza, ed in particolare consente la proroga, sino al 31 dicembre 2016 (art. 3), dei contratti di lavoro a tempo determinato, degli incarichi di collaborazione coordinata e continuativa con gli enti del Sistema sanitario regionale e dei contratti libero-professionali del personale infermieristico operante presso gli istituti penitenziari del Molise (art. 2).

La Corte ritiene che le norme regionali, consentendo la proroga del personale precario del Sistema sanitario regionale, interferiscano con i poteri del commissario incaricato di attuare il piano di rientro. Infatti, le delibere del Consiglio dei ministri del 21 marzo 2013, del 20 gennaio e del 7 giugno 2012, attribuiscono al commissario, al fine di attuare il piano di rientro dal disavanzo sanitario, i compiti di razionalizzazione e contenimento della spesa del personale e di implementazione del divieto di turn-over.

Inoltre, gli interventi individuati dal piano sono vincolanti per la regione, che è obbligata a rimuovere i provvedimenti, anche legislativi, e a non adottarne di nuovi che siano di ostacolo alla piena attuazione del piano di rientro. La Corte ricorda che quanto stabilito dall’art. 2, commi 80 e 95, della legge n. 191 del 2009, costituisce un principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica per cui tali norme sono vincolanti per le Regioni che abbiano sottoscritto gli accordi finalizzati al contenimento della spesa sanitaria e al ripianamento dei debiti.

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Pubblicato il 06/02/2017 — ultima modifica 06/02/2017
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