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Sicurezza urbana

Glossario

Allarme sociale (panico morale) / Aree di libero scambio / Aree o spazi residuali / Beni confiscati alla criminalità organizzata / Controllo di vicinato (neighbourhood watch) / Criminalità / Criminalità nascosta o numero oscuro / Criticità urbane o territoriali / Devianza / Diagnosi locale di sicurezza / Disordine / Fear of crime (paura della criminalità) / Microcriminalità / Patti per l'attuazione della sicurezza urbana / Politiche locali per la sicurezza / Polizia predittiva / Prevenzione comunitaria / Prevenzione precoce / Prevenzione situazionale / Prevenzione sociale / Reati predatori / Sicurezza integrata / Sicurezza partecipata / Sicurezza pubblica / Sicurezza sociale / Sicurezza urbana / Sussidiarietà orizzontale / Sussidiarietà verticale / Tolleranza zero

Allarme sociale (panico morale) situazione in cui si verifica una sproporzione tra la reazione a un determinato fenomeno e l’effettiva gravità dell’evento occorso. Si tratta di un sentimento diffuso di insicurezza e paura della criminalità spesso indipendente dalla reale presenza e gravità dei reati o fenomeni di insicurezza.


Aree di libero scambio aree del territorio cittadino destinate ad attività di scambio e vendita occasionale di oggetti usati, arredi o elettrodomestici da parte di operatori non professionali - nella maggior parte persone in situazione di povertà e fragilità economica - che attraverso il libero scambio possono integrare il loro reddito. L’istituzione di tali aree risponde a finalità di inclusione sociale, di emersione e regolarizzazione di pratiche informali di commercio e scambio, nonché di promozione di circuiti legali di riutilizzo e di economia circolare.

Aree o spazi residuali porzioni minime del territorio urbano, risultato di sovrapposizioni di opere di urbanizzazione diverse nel tempo (incroci di assi di traffico, mancato completamento dei fronti degli edifici, arretramenti sporadici dei fili di fabbricazione, dismissione di linee di trasporto pubblico). Benché siano scarsamente o per nulla attrezzate, possono essere molto utilizzate e svolgere un ruolo significativo nel quartiere come spazi di contatto e socializzazione.

Beni confiscati alla criminalità organizzata beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali trasferiti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, ordine pubblico e protezione civile, o agli enti locali e alla Regione sul cui territorio si trovano. I Comuni possono gestirli direttamente o assegnarli a soggetti sociali (cooperative, associazioni di volontariato) per il loro utilizzo a fini sociali. I beni confiscati si dividono in tre categorie: mobili, immobili e aziendali. Per ciascuna categoria, il Codice Antimafia stabilisce percorsi diversi. Di recente è stata prevista la possibilità di venderli.
Controllo di vicinato (neighbourhood watch) programma di prevenzione della criminalità nato negli USA a metà degli anni ‘60 che si basa sulla partecipazione attiva dei cittadini residenti in una determinata zona e la collaborazione con le Forze di polizia statali e locali. Attraverso la costituzione di gruppi, le persone residenti in una stessa zona diventano delle vere e proprie sentinelle dei quartieri (non ronde) accrescendo la sorveglianza diffusa sulla zona di residenza, sul proprio condominio e le strade in modo da poter segnalare eventuali anomalie o presenza di persone o situazioni sospette.
Criminalità non osservanza delle norme previste e sanzionate dal codice penale vigente in una data società. Il concetto è quindi meno esteso rispetto a quello di devianza; ogni reato infatti, rientra tra i comportamenti definiti devianti, ma non tutti gli atti devianti sono criminali.
Criminalità nascosta o numero oscuro ammontare dei reati che non risulta dalle fonti ufficiali. L’ampiezza del divario fra la criminalità registrata e la criminalità reale non è uguale per tutti i reati. È dovuto a molteplici ragioni, quali ad esempio l’atteggiamento della vittima e della società, l’operato delle Forze dell’ordine, le caratteristiche dell’autore del reato e del fatto commesso.
Criticità urbane o territoriali fenomeni connessi a contesti urbani affetti da degrado, spesso in conseguenza delle condizioni in cui versa l’ambiente costruito, in cui manifestazioni di disordine urbano e/o di forme devianti nell’uso dello spazio pubblico contribuiscono ad alimentare conflitto e allarme sociale. Si tratta principalmente degli effetti di tutti quei fenomeni, non necessariamente conseguenza di disagio sociale e di atteggiamenti borderline, che presentano elementi fortemente critici per il contesto territoriale sebbene non necessariamente o direttamente ascrivibili ad illeciti o a fattispecie criminali.

Devianza condotta divergente dalle regole (e non solo dalle norme giuridiche) che regolamentano una società. Affinché un atto sia definito deviante occorre: l’esistenza di uno specifico gruppo sociale in cui tale definizione sia riconosciuta e condivisa; l’esistenza in tale società di norme, aspettative, costumi o credenze giudicate legittime o comunque rispettate; il riconoscimento che uno scostamento od una violazione di tali regole condivise è valutato negativamente dalla maggioranza dei membri della collettività considerata; la verifica che, alla constatazione della violazione di una regola, i membri del gruppo considerato tendono a reagire con intensità proporzionale alla gravità attribuita al comportamento deviante; l’esistenza di conseguenze negative a carico dei soggetti che sono stati individuati come autori del comportamento deviante.
Diagnosi locale di sicurezza analisi integrata e sistematica di una determinata area urbana o di una città, normalmente condotta da un partenariato locale composto da soggetti istituzionali e non, volta ad acquisire una maggiore comprensione della criminalità, delle cause e problematiche ad essa associate. Prevede una raccolta e analisi di dati e informazioni provenienti da fonti diverse (ad esempio statistiche di criminalità, dati territoriali e interviste e sondaggi ai cittadini). La diagnosi fornisce la base conoscitiva per elaborare una strategia calibrata sulle esigenze locali per prevenire la criminalità e migliorare la qualità di vita dei cittadini, individuando priorità e interventi per la sicurezza.

Disordine violazioni di norme condivise, scritte e non scritte, relative alla convivenza pacifica delle persone e alla cura del territorio che generano insicurezza, di là della violazione di norme penali. Si differenzia in urbano o sociale. Il disordine urbano riguarda comportamenti e segni di deterioramento, danneggiamento fisico-ambientale, oppure di trascuratezza e abbandono di spazi urbani (edifici fatiscenti o abbandonati, presenza di auto bruciate, cumuli di rifiuti nelle strade, atti di vandalismo ecc). Con il termine disordine sociale si fa riferimento alla presenza di persone o gruppi che hanno comportamenti anti-sociali, illegali o che disturbano la quiete pubblica (es. tossicodipendenti, spacciatori, persone senza fissa dimora, persone in stato di ebrezza, soggetti disturbanti o molesti).

Fear of crime (paura della criminalità) concetto che indica il timore di subire un crimine e le sue conseguenze, nonché la risposta fisica ed emotiva verso una minaccia, reale o potenziale. In letteratura è una delle due dimensioni attraverso le quali viene definito il senso di insicurezza: da un lato la paura personale della criminalità (fear of crime) e dall’altro la preoccupazione sociale per la criminalità (concern about crime).

Microcriminalità insieme dei reati considerati di scarsa gravità se valutati singolarmente, generalmente rivolti contro il patrimonio (furti, borseggi, scippi, ecc.), e circoscritti a un ambiente (in primo luogo quello urbano) o a una situazione sociale particolare. Spesso in questa categoria rientrano anche gli atti di vandalismo commessi nello spazio pubblico.

Patti per l’attuazione della sicurezza urbana accordi di collaborazione sottoscritti tra il Prefetto e il Sindaco nei quali vengono definiti gli interventi concreti per la sicurezza urbana da mettere in campo, nel rispetto delle reciproche competenze e responsabilità, in relazione alle specificità del contesto e tenute in conto anche le esigenze delle aree rurali limitrofe, volti a perseguire obiettivi di prevenzione e contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa, di promozione del rispetto del decoro urbano e della legalità (art. 5 DL 14/2017, convertito con legge del 18 aprile 2017, n. 48).

Politiche locali per la sicurezza insieme di azioni volte al conseguimento di una ordinata e civile convivenza e alla promozione della sicurezza all’interno delle città o dell’area territoriale di riferimento esercitate attraverso l’esercizio delle competenze proprie degli enti territoriali locali (Comuni, Province, Regioni).

Polizia predittiva insieme di attività e analisi impiegate nello studio e nell’applicazione di metodi statistici volti ad anticipare e prevenire i crimini grazie alla combinazione di diversi tipi di dati, tra cui quelli relativi a notizie di reati precedentemente commessi o profili dei sospettati.

Prevenzione comunitaria la prevenzione riprende in parte elementi della prevenzione situazionale e di quella sociale. Spesso viene associata a quest’ultima da cui, però, si distingue per l’accento posto all’importanza del coinvolgimento della comunità. Comprende strategie dirette a incentivare e a promuovere la partecipazione nelle attività di prevenzione degli abitanti di un quartiere o di un’area specifica del territorio, sia come singoli sia attraverso gruppi e associazioni.

Prevenzione precoce la prevenzione precoce mira a correggere e a arricchire l’educazione dei bambini intervenendo sui fattori di rischio legati ai contesti di vita in cui il bambino cresce e si forma, in primis la famiglia e la scuola. Si basa sulle teorie psicologiche che hanno messo in evidenza le differenze stabili rispetto ai comportamenti devianti e illegali che esistono fra le persone.

Prevenzione situazionale la prevenzione situazionale fa riferimento alla possibilità di ridurre la criminalità e i comportamenti che producono disordine attraverso l’intervento sul contesto fisico-ambientale. Il presupposto di questa forma di prevenzione è che la criminalità si possa ridurre non tanto intervenendo sugli autori di reato, quanto riducendo le opportunità criminose, attraverso una serie di tecniche che rispettivamente aumentano i rischi per l’autore di reato, aumentano gli sforzi necessari per compierlo, ne riducono i vantaggi o rimuovono le giustificazioni. Ne sono esempio la sorveglianza mediante telecamere, mezzi di protezione e di controllo degli accessi, la cooperazione tra Forze dell’ordine, ivi compresa la Polizia municipale e la sorveglianza affidata a gruppi di cittadini.


Prevenzione sociale la prevenzione sociale si propone di intervenire sulle cause sociali della criminalità e non sulle sue manifestazioni. A questo fine l’individuo che commette reati e le condizioni sociali e economiche della comunità, del quartiere, dell’ambiente in cui vive sono messi al centro. Le aree di intervento della prevenzione sociale sono molto ampie e interessano tanto i soggetti quanto la comunità. In questo secondo caso si parla spesso di prevenzione comunitaria. Attività di prevenzione sociale possono essere realizzate tanto prima della commissione di atti criminali o devianti, quanto successivamente. Ne costituiscono esempio i servizi di prossimità, le attività di mediazione e riduzione del danno, i servizi alle vittime, gli interventi di rivitalizzazione e gestione dello spazio pubblico.


Reati predatori reati caratterizzati dall’uso della forza o dell’astuzia per impadronirsi dei beni mobili altrui e che comportano, di solito, un contatto fisico diretto tra il reo e la vittima (o il bene). Si chiamano predatori perché, per l’appunto, la vittima diventa preda dell’azione criminosa del reo.


Sicurezza integrata insieme degli interventi assicurati dallo Stato, dalle Regioni, dalle Provincie autonome di Trento e Bolzano e dagli enti locali, nonchè da altri soggetti istituzionali per garantire la promozione e l’attuazione di un sistema unitario di sicurezza per il benessere delle comunità territoriali.


Sicurezza partecipata idea di sicurezza aperta e condivisa - ispirata ai principi di sussidiarietà orizzontale, solidarietà e partecipazione - alla cui attuazione concorrono soggetti diversi dallo Stato e dagli enti territoriali quali i cittadini singoli o organizzati, le realtà associative e locali, le scuole, i soggetti economici.


Sicurezza pubblica complesso di attività e di compiti attribuiti allo Stato, a livello centrale e locale, alle strutture e alleForze dell’ordine preposte alla tutela dell’ordine pubblico e incolumità dei cittadini, alla tutela della proprietà, al controllo e all’osservanza delle leggi e dei regolamenti.


Sicurezza sociale insieme delle attività e prestazioni erogate dallo Stato ai cittadini in condizioni di bisogno. Le due forme di sicurezza sociale più conosciute sono l’assistenza sanitaria e l’assistenza previdenziale.


Sicurezza urbana bene essenziale per lo sviluppo ordinato e durevole della convivenza civile. A livello locale ha a che fare con l’insieme delle misure messe in atto per assicurare il rispetto delle regole che governano la convivenza tra le persone, con la vivibilità nei centri urbani, con la coesione sociale.


Sussidiarietà orizzontale principio secondo il quale “Stato, Regioni, città metropolitane e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale” (art. 118, co. 4 Costituzione). L’esercizio di tali attività spetta in via primaria ai cittadini, singoli o associati con il coordinamento, controllo e promozione da parte dell’ente locale. Quest’ultimo ha potere di sostituzione soltanto nel caso in cui le funzioni e gli obiettivi possano essere svolti in modo più efficiente ed efficace se assunti in capo all’ente locale stesso.


Sussidiarietà verticale principio di allocazione delle competenze fra livelli di governo differenti che attribuisce la generalità di competenze e delle funzioni alle autorità territorialmente più vicine ai cittadini, stabilendo che l’ente di livello superiore intervenga qualora le attività e le funzioni non possano essere adeguatamente ed efficacemente svolte dal livello inferiore.


Tolleranza zero termine associato alla campagna contro la criminalità attuata dal sindaco di New York Rudolph Giuliani negli anni ’90 incentrata sulla repressione di violazioni, anche di minore gravità, e di fenomeni di disordine sociale. In molti paesi, inclusa l’Italia, questa strategia è stata richiamata all’interno delle politiche di sicurezza urbana per indicare interventi di controllo e di contrasto di tutti i comportamenti incivili o riconducibili all’area del disordine sociale e urbano (es. accattonaggio, uso improprio dello spazio urbano, occupazioni abusive, comportamenti molesti, commercio abusivo per strada).

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ultima modifica 2022-04-28T11:37:14+02:00
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